NICOLA FANO alla libreria “Les Bouquinistes” con Giuseppe Grattacaso per la presentazione del suo libro

Ecco il video, presente sul nostro canale YouTube, dove Fano parla del suo libro.

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NICOLA FANO

Nato a Roma nel 1959, Fano ha sviluppato nel corso della sua vita un interesse per la letteratura che lo ha portato ad intraprendere la carriera giornalistica. Specializzatosi poi come storico ed autore teatrale ha pubblicato, tra le opere più importanti, “Le maschere italiane” (il Mulino, 2001), “La tragedia di Arlecchino” (Donzelli, 2012) ed ha curato “Teatro di varietà” di Ettore Petrolini per Einaudi. L’incontro mattutino è stato preceduto dalla presentazione del suo ultimo libro “Andare per teatri” (il Mulino, 2016) tenuta alla libreria Les Bouquinistes di via dei Cancellieri alle ore 18:00 di lunedì 9 ottobre. L’evento, curato dagli studenti dell’Istituto Pacini e dal professore Giuseppe Grattacaso in ambito del progetto Il Dolce Rumore della Vita, ha raccolto più di 300 prenotazioni. Si consiglia caldamente la partecipazione anche ai seguenti incontri finalizzati all’ampliamento delle conoscenze in ambito letterario.

Intervista a Silvia Zoppi Garampi

Crede che dedicarsi allo studio di un autore nello specifico come Ungaretti faccia si che chi scrive possa arrivare a “conoscere” quell’autore personalmente, fino a quasi sentirselo “amico”?
“Sì, succede, dovrebbe succedere e quando succede è un fatto positivo. Il tentativo di un avvicinamento è molto forte. Fortunatamente ho avuto Leone Piccioni, mio maestro e allievo di Ungaretti, come “médium”. Io Ungaretti lo avevo visto da ragazza alla televisione “all’Odissea”, aveva un maglione nero e “quella voce da paura” che ci faceva scappare ogni volta che lo sentivamo. Io consiglio sempre ai giovani di affrontare in maniera appassionata argomenti che piacciono per vivere questa sorta di transfert con l’autore che si studia, naturalmente, partendo sempre dalle carte e dallo studio di quello che un poeta scrive.”

Ungaretti visse la condizione di “naufrago” in modo positivo o negativo?
“Ungaretti si è sempre definito “uomo dei molti continenti”. Infatti, egli era cittadino di tre continenti diversi. L’America è quello “dell’umanità”, l’Europa quello “dell’anima” e l’Africa quello della sua origine. Per questa ragione, il poeta si sente “docile fibra dell’universo”. Egli rappresenta un “naufrago” positivo poiché, grazie alle sue molteplici esperienze vissute, riesce ad ambientarsi e trasformare la tristezza in energia poetica. Mentre Ungaretti fa della sua condizione una forza, il suo compagno di avventure Mohammed si toglie la vita. La sua storia è raccontata nella poesia “In Memoria”, grazie alla quale ancora oggi egli è ricordato. Mohammed diventa simbolo della crisi della società derivata dallo scontro ed incontro tra diverse culture. La voce di Ungaretti fa rivivere il ragazzo di Alessandria attraverso i suoi versi, in cui risuonano parole centrali come “suicida”, “patria”, “vivere” e “canto”.”                                                                                                                

Ungaretti scrive le sue prime poesie in guerra, nelle famose cartoline in franchigia. Pensa che se il poeta non avesse partecipato alla guerra, sarebbe diventato davvero poeta?
“Sicuramente per Ungaretti la guerra fu sollecitazione a scrivere, che gli creò varie situazioni ma allo stesso tempo ostacoli, soprattutto per la mancanza di strumenti pratici come la carta. Fu costretto a scrivere su cartoline, biglietti e, quindi, la precarietà della guerra lo indusse a scrivere versi precari, i cosiddetti versicoli. Non sappiamo come sarebbe stata la sua poesia in un contesto diverso, ma sarebbe stato comunque un poeta perché lui voleva diventarlo.”

Cosa porta Ungaretti ad utilizzare l’inchiostro verde nell’ultima fase delle sue lettere?
“Durante la prima guerra mondiale Ungaretti iniziò a scrivere lettere su cartoline in franchigia. All’inizio utilizzava l’inchiostro nero, non disponendo di altri colori in trincea; poi, quando ebbe la possibilità di scegliere, optò per il turchese. Successivamente, quando era ormai diventato un poeta affermato, iniziò ad utilizzare il colore verde. I motivi sono molteplici: il verde è il colore della speranza e lui era definito il poeta della speranza; lo faceva per un fattore estetico, per rendere le lettere più eleganti. Infine anche per distinguersi.”

SILVIA ZOPPI GARAMPI

Silvia Zoppi Garampi è professore di Letteratura italiana all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Si è occupata soprattutto di autori dal Rinascimento all’Età contemporanea. Di Ungaretti ha pubblicato il carteggio inedito L’allegria è il mio elemento. Trecento lettere con Leone Piccioni (Mondadori, Milano 2013 e 20142). Nel 2018 è uscito il suo libro Le lettere di Ungaretti. Dalle cartoline in franchigia all’inchiostro verde (Salerno Editrice, Roma 2018) e il profilo Ungaretti per il «Corriere della Sera» nella collana Grandangolo Letteratura. Dal 2004 coordina nel suo Ateneo i Colloqui internazionali di letteratura italiana e cura gli Atti pubblicati dalla Salerno Editrice. È nel comitato scientifico di varie riviste internazionali ed è invitata annualmente come relatrice a convegni italiani ed esteri. Fa parte della giuria del Premio Letterario Basilicata.