Intervista a Alessandro Ceni

Come rivoluzionò James Joyce la letteratura?

L’innovazione di James Joyce è soprattutto linguistica e non strutturale. È una rivoluzione che ha radici nella tradizione, con il fine di rifondarla; imprescindibile è la conoscenza delle fondamenta, per poter proporre qualcosa di nuovo, così non accadde per il Futurismo, fenomeno che si esaurì in breve tempo, poiché tagliò definitivamente le radici.
Ritornando all’Ulysses, Joyce mantenne la struttura del romanzo ottocentesco, anche per quanto riguarda i dialoghi, tranne che per il monologo finale di Molly.
Da un punto di vista linguistico, creò un “impasto” di tante lingue diverse (irlandese, italiano, francese, latino), per far sì che ne uscisse un flusso continuo di parole che catturassero il lettore e lo portassero dentro fino a sentire di farne parte.

L’essere “un poeta prestato alla traduzione” influisce sulla sua attività?

Noi poeti abbiamo una marcia in più rispetto ai traduttori perchè cogliamo più facilmente le sfumature, ritmo, e musicalità di un testo. Questa raffinata sensibilità è un vantaggio ma anche una condanna, perchè porta alla costante insoddisfazione e al timore che il lavoro svolto non sia all’altezza dell’originale.
Nel mio caso, l’essere poeta mi ha permesso di scegliere gli autori da tradurre in base alle mie passioni.

Come spiega la scelta del titolo “Ulysses”?

Odissea della lingua. Atto eroico di esistere (ognuno eroe della propria vita.)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...